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» Sei in: Cassaz. Pen. n. 24254/2009 - Testimoni processo penale - ingiuria diffamazione - maltrattamenti in famiglia

Data sentenza: 10 Marzo 2009

N° sentenza: 24254

Materia: Procedura Penale

Giudice: Conti Giovanni (relatore udienza)

Organo giudicante: Corte di Cassazione Penale

Località: Roma


CASSAZIONE PENALE Sentenza del 10/03/2009, n. 24254


 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE ROBERTO Giovanni - Presidente

Dott. AGRO' Antonio - Consigliere

Dott. SERPICO Francesco - Consigliere

Dott. CONTI Giovanni - Consigliere

Dott. CITTERIO Carlo - Consigliere

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

V.C., n. a (X. ;

avverso la sentenza in data 9 novembre 2006 della Corte di appello di Milano;

Visti gli atti, la sentenza denunziata e il ricorso;

Udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Dott. Conti Giovanni;

Udito il Pubblico ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. STABILE Carmine, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito per le parti civili l'avv. P. C. E., che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

Con la sentenza in epigrafe, la Corte di appello di Milano confermava la sentenza in data 22 novembre 2004 del Tribunale di Voghera, appellata da V.C., condannata, con le attenuanti generiche, alla pena di mesi nove di reclusione, condizionalmente sospesa, nonchè al risarcimento dei danni in favore delle parti civili G.G. e P.V. (in proprio e quali genitori della figlia V.) in quanto responsabile dei reati, in continuazione tra loro, di cui all'art. 572 c.p. e art. 595 c.p., commi 1 e 2.

Quanto al primo reato, alla V. è stato addebitato di avere, quale insegnante della scuola elementare "(X. " di (X. , inflitto alla alunna G.V., di (X.  anni, che frequentava la (X.  classe dell'anno scolastico (X. , continue sofferenze fisiche e psichiche, in particolare cambiandola continuamente di posto nell'aula al fine di isolarla dagli altri compagni di classe, spostandola da ultimo in un banco immediatamente a ridosso al termosifone pur sapendo che la bambina era insofferente al caldo, rivolgendosi a lei con tono di voce costantemente aggressivo ed esageratamente alto, impedendole di recarsi in bagno per soddisfare i propri bisogni fisiologici, con la conseguenza che la bambina si imbrattava e restava sporca per l'intera mattinata con grave disagio e profondo stress psico-fisico per la stessa; comportamenti che arrecavano alla minore un intenso livello di tensione emotiva, culminato in stati di ansia notturni e sfociato in un totale disgusto per la scuola, e ciò dal (X. , quando la bambina venne ritirata dalla scuola dai genitori.

Quanto al secondo reato, all'imputata è stato contestato di avere, comunicando con più persone ( L.E.M., docente nella stessa scuola, e L.S.M.L., rappresentante di classe), offeso la reputazione della medesima bambina, affermando che la stessa "si masturbava in classe" e di averla sorpresa "a molestare sessualmente altri bambini nei bagni", e ciò nei primi giorni del mese di (X. .

La Corte di appello riteneva la responsabilità penale dell'imputata, con riferimento a entrambi i reati, sulla base delle deposizioni dei genitori della bambina, che avevano tra l'altro riferito del grave disagio manifestato dalla stessa in relazione alla frequentazione della scuola, della L., della L.S., del pediatra della bambina, Dott. C., e del direttore scolastico Ca.

A..

Ricorre per cassazione l'imputata, a mezzo del difensore avv. Bertone Francesco, che denuncia:

1. Violazione dell'art. 507 c.p.p. nonchè vizio di motivazione relativamente alla mancata citazione dei testi già indicati dalla difesa e precedentemente ammessi.

2. Violazione dell'art. 495 e vizio di motivazione in ordine allo stesso punto di cui sopra, poichè, non essendo stata dal Tribunale revocata l'ammissione dei testi a difesa, questi dovevano essere assunti.

3. Mancata assunzione di una prova decisiva, in ordine al medesimo punto, non essendovi alcuna norma che imponga alla parte la citazione dei testi già per la prima udienza, dato che è in essa che devono essere adottati dal giudice i provvedimenti di ammissione delle prove indicate dalle parti; e comunque nella specie la lista testi, tempestivamente depositata, era stata "vistata" dal giudice monocratico di Voghera solo il terzo giorno antecedente l'udienza.

4. Violazione dell'art. 572 c.p. e vizio di motivazione in punto di affermazione di responsabilità penale, fondata essenzialmente sulla deposizione della madre della bambina, senza sentire la fonte diretta e gli altri bambini della classe.

5. Violazione dell'art. 572 e vizio di motivazione sotto altro profilo, non ricavandosi dalle prove assunte l'abitualità di condotte lesive nei confronti della bambina (le "urla" dell'imputate erano rivolte a tutti gli scolari; solo la madre della bambina afferma che alla figlia non fosse consentito di andare in bagno, circostanza di per sè contraddetta dall'addebito di cui all'art. 595 c.p., e a sostegno dell'accusa si è illegittimamente fatto riferimento a uno scritto anonimo, non acquisito agli atti, in violazione dell'art. 333 c.p.p.; i cambiamenti di banco erano conformi a una prassi consolidata e comunque non risulta che la bambina fosse intollerante al calore del termosifone; i malesseri della bambina sono attestati solo dal Dott. C., che al riguardo ha espresso solo sue personali convinzioni, e comunque ha riferito di sintomatologie che, se fosse vero l'assunto accusatorio, avrebbero dovuto manifestarsi soprattutto in scuola.

6. Violazione dell'art. 572 c.p. sotto altro profilo, dato che le condotte addebitate all'imputata non erano idonee a ledere l'integrità fisica e il patrimonio morale della bambina, che nel contempo riceveva dalla docente lusinghieri giudizi circa il profitto scolastico; al più essendo configurabile l'ipotesi di cui all'art. 610 c.p..

7. Violazione ed errata applicazione dell'art. 595 c.p., essendo state le prove desunte da testimonianze per nulla concordanti e frutto evidente di pettegolezzi, che comunque facevano riferimento a osservazioni circa la condotta della bambina (che "ispezionava" il proprio corpo insieme ad altre compagne) per nulla lesive del suo patrimonio morale.

8. Applicabilità dell'indulto di cui alla L. n. 241 del 2006.

Motivi della decisione

I motivi che, sotto vari profili, censurano la statuizione di decadenza della imputata dalla ammissione dei testi a difesa appaiono fondati, restando così assorbita ogni ulteriore questione.

La Corte di appello ha osservato che i testi a difesa, di cui era stata autorizzata la citazione a norma dell'art. 468 c.p.p., non erano stati citati a cura della parte per la prima udienza dibattimentale del 9 luglio 2004, sicchè, stante tale inerzia, essa non aveva ragione di lamentarsi della loro mancata escussione, ritenuta del resto non più necessaria dal Tribunale all'esito della istruzione dibattimentale.

Va in primo luogo chiarito che altro è il provvedimento di autorizzazione alla citazione dei testimoni indicati nelle liste di cui all'art. 468 c.p.p. altro quello di ammissione delle prove testimoniali (o di altro tipo) a norma dell'art. 495 c.p.p..

Nell'autorizzare la citazione dei testimoni, il presidente del Tribunale o della Corte di assise "può stabilire" che la citazione "sia effettuata per la data fissata per il dibattimento ovvero per altre udienze successive nelle quali sia previsto l'esame".

Ora, nel caso in esame, a fronte di una domanda presentata in data 30 giugno 2004, il provvedimento di autorizzazione del presidente del Tribunale è stato depositato in cancelleria, come appare dagli atti, in data 5 luglio 2004, e cioè solo 4 giorni prima della iniziale udienza dibattimentale, e, soprattutto, in esso non è data alcuna prescrizione circa la udienza alla quale i testi avrebbero dovuto essere citati.

In mancanza di una simile prescrizione, non poteva dirsi essersi integrata alcuna decadenza dalla facoltà della parte di citazione dei testi autorizzati, non essendovi una norma che ciò preveda: nè l'art. 468 e.p.p. nè l'art. 142 disp. att. e.p.p. richiamato nella sentenza impugnata.

Inoltre, come appare dal verbale di udienza, il Tribunale aveva, alla prima udienza del 9 luglio 2004, ammesso "le prove orali e documentali indicate dalle parti", a norma dell'art. 495 c.p.p..

Svoltasi l'istruzione dibattimentale attraverso l'esame dei testi presenti, il Tribunale avrebbe dovuto dunque rinviare il dibattimento per l'assunzione di quelli non citati o, in alternativa, revocare l'ammissione di tali prove, ove fossero risultate superflue, a norma dell'art. 495 c.p.p., comma 4.

Non è ciò, però, che il Tribunale ha statuito, atteso che, come appare dal verbale di udienza (p. 175 - 176 della trascrizione), l'istruzione dibattimentale è stata dichiarata chiusa per il solo motivo che "i testi ritualmente autorizzati non sono stati citati senza giustificato motivo", con ciò non richiamandosi affatto l'esercizio di un potere di revoca di prove già ammesse, ex art. 495 c.p.p., comma 4, ma, erroneamente, una sanzione di decadenza discendente direttamente dalla omessa citazione dei testi autorizzati, ex art. 468 c.p.p. (v. Cass., sez. 3^, 22 ottobre 2008, Agnello; Id., 12 luglio 2007, Bencivenghi; Sez. 5^ 23 novembre 2006, Egidi; Id., 28 aprile 2005, Carrassi; Id., 16 giugno 2005, Costanza; Id., 28 marzo 2000, Nicoletta), in mancanza, però, di alcuna indicazione di un termine per la citazione risultante dal provvedimento autorizzativo, peraltro depositato solo pochissimi giorni prima della udienza.

La sentenza impugnata va pertanto annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Milano per nuovo giudizio, nel corso del quale dovrà procedersi all'escussione dei testi a difesa ammessi, salvo il motivato potere di revoca previsto dall'art. 495 c.p.p., comma 4.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di appello di Milano per nuovo giudizio.

Così deciso in Roma, il 10 marzo 2009.

Depositato in Cancelleria il 11 giugno 2009



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